22 settembre 2017

Il quadro economico della settimana


È stata una settimana davvero molto calda per i mercati finanziari, facciamo il punto della situazione anche alla luce delle elezioni tedesche che si terranno questo weekend.

Il dollaro

Dopo un inizio di settimana ribassista, le quotazioni del dollaro sono salite nella giornata di mercoledì quando la Fed ha espresso la volontà di lasciare invariati i tassi di interesse all’1.25%. Janet Yellen ha inoltre aperto ad un possibile aumento degli stessi entro fine anno e ha dichiarato che a partire da ottobre inizierà invece la riduzione del bilancio. Queste affermazioni hanno fatto crollare repentinamente il cambio euro dollaro da 1.208 a 1.875.

La fase di recupero del dollaro ha però avuto vita breve poiché nelle ultime ore le dichiarazioni del presidente Coreano hanno spaventato non poco i mercati finanziari. Il leader della Corea del Nord, a seguito delle parole del presidente Donald Trump, che ha minacciato di distruggere il paese asiatico, ha annunciato che potrebbe testare una bomba all'idrogeno sull'Oceano Pacifico.

A causa dei timori geopolitici, questa mattina il dollaro è sceso rispetto alle altre principali valute. L’indice del dollaro USA alle ore 11:40 italiane perdeva lo 0,34%.

L’euro

Questo fine settimana i riflettori saranno puntati sull’Europa e in particolar modo sulle elezioni in Germania. La potenza tedesca svolge un ruolo cruciale nella definizione delle politiche dell’UE; è una forza trainante per tenere insieme l’Europa, soprattutto ora che la Gran Bretagna sta lasciando il blocco del vecchio continente.

La grande favorita dei sondaggi resta sempre Angela Merkel, la sua elezione sarebbe il quarto mandato consecutivo e porterebbe stabilità e certezze all’Europa e all’euro. Mentre ci si aspetta chiaramente che la Merkel rimanga al timone, rimangono ancora molti dubbi sulla scelta del partner con cui avverrà la coalizione. Se non ci saranno colpi di scena, la moneta europea potrebbe continuare ad apprezzarsi sul dollaro come avvenuto nelle ultime settimane.

Intanto nel pomeriggio di oggi (ore 15:00) sono attese, a Firenze, le parole del ministro britannico Theresa May aventi per tema un focus particolare sulle strategie da adottare in ambito Brexit e sui negoziati con l’Unione Europea. L’obiettivo è quello di mantenere vivi i rapporti con l’UE ancora per qualche anno al fine di permettere alle aziende di adattarsi al nuovo regime.

Il petrolio

Per tutta la settimana il mercato del petrolio ha viaggiato intorno ai massimi di 5 mesi, nonostante le scorte statunitensi siano aumentate (secondo l’API) di 1.4 milioni di barili, a causa anche degli uragani Maria e Harvey che hanno flagellato la zona caraibica.

Nella giornata di oggi si terrà invece la riunione tra i paesi Opec e altri paesi produttori, tra cui la Russia, per decidere se estendere o meno i tagli alla produzione fino a tutto il 2018. Ricordiamo che gli attuali accordi prevedono una riduzione della produzione di 1,8 milioni di barili al giorno fino a marzo 2018. Che sia questa la volta buona per una definitiva risalita dei prezzi?

L’oro

Dopo il calo post dichiarazioni della Fed, l’oro ,nella seduta mattutina di oggi, ha superato la soglia dei 1300 dollari l’oncia.

A spingere il prezzo sono state le tensioni geopolitiche tra Usa e Corea del Nord. Le minacce, del lancio di un missile ad idrogeno nell’oceano pacifico, da parte del paese asiatico ha spaventato i mercati e l’oro, che è il bene di rifugio per eccellenza, ne ha tratto vantaggio.

Oltre a questa situazione di incertezza e di paura a livello geopolitico, anche il dollaro non sembra dare molte garanzie agli investitori; persino il forte annuncio della Fed non è riuscito a dare sostegno alla moneta statunitense per più di un giorno.

Il mercato del metallo aurifero potrebbe rivedere, nei prossimi giorni, ancora a rialzo le proprie quotazioni.

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20 settembre 2017

Petrolio in lieve crescita, ma oggi si attende la comunicazione dell’EIA


Anche se i prezzi del petrolio viaggiano, ormai da qualche giorno, vicino ai massimi di cinque mesi, non sono stati ancora in grado di sfondare con decisione il livello di resistenza. Il future del WTI alle ore 10:30 italiane quota 50.30 dollari al barile, mentre il BRENT si attesta intorno ai 55.37 dollari al barile.

Nella giornata di ieri l’American Petroleum Institute (API) ha comunicato che le scorte statunitensi sono salite di 1.4 milioni di barili nella settimana conclusa il 15 settembre. I dati API hanno inoltre mostrato che le scorte di benzina sono scese di 5.1 milioni di barili, mentre quelle dei distillati sono diminuite di 6,1 milioni di barili.

Oggi invece ci sarà la comunicazione dell’Energy Information Administration (EIA) sul livello delle scorte dei prodotti raffinati. Secondo alcuni analisti i dati potrebbero probabilmente mostrate una crescita degli stock di greggio di 2,4 milioni di barili. Invece gli stock di benzina dovrebbero registrare una diminuzione media di 2,1 milioni di barili; previsioni in calo anche per le scorte dei distillati di 1.5 milioni di barili.

Nonostante i paesi arabi (Iraq e Arabia su tutti) abbiano diminuito notevolmente la produzione per sostenere i prezzi, l’eccesso di offerta e la quantità di scorte presenti ancora sul mercato potrebbero mantenere i prezzi al di sotto della resistenza ancora per molto tempo. Da qui a fine anno il mercato dell’oro nero potrebbe però rivelarsi molto volatile anche in attesa delle decisioni che prenderanno i paesi produttori OPEC per estendere o meno ancora i tagli alla produzione.

18 settembre 2017

Il quadro generale in vista delle elezioni tedesche

Tra meno di una settimana, il 24 Settembre, la Germania voterà per il nuovo governo. La grande favorita alla nomina di cancelliere resta sempre Angela Merkel; se le previsioni dei sondaggi saranno rispettate il record di 4 mandati di Helmut Kohl sarà eguagliato.

L'Unione Democratica Cristiana (CDU), partito della Merkel, comanda i sondaggi con un 37%, mentre a seguire vi sono i Social Democratici (SPD) con il 20%. A questo punto, con la vittoria che sembra ormai annunciata, l’opinione pubblica si concentra su quale tipo di coalizione possa emergere sotto la guida della Merkel.


Perché le elezioni della Germania sono così importanti per il futuro dell’Unione Europea?

La Germania è l'economia più grande dell'Europa e la spina dorsale dell'Unione Europea, e la Merkel è uno dei leader più potenti al mondo.

La Germania svolge un ruolo cruciale nella definizione delle politiche dell'UE; è una forza trainante per tenere insieme l'Europa, soprattutto ora che la Gran Bretagna sta lasciando il blocco del vecchio continente.

Mentre ci si aspetta chiarmante che la Merkel rimanga al timone, non è ancora chiara la scelta del partner con cui avverrà la coalizione. La scelta del partito con cui coalizzarsi risulterà essere un passaggio fondamentale, poiché determinerà l’orientamento della futura politica Tedesca e anche l’andamento dell’intera economia Europea.

Le prospettive

L’Unione Democratica Cristiana e i Social Democratici sono in coalizione dal 2013; il patto sarà rinnovato? Oppure emergerà un modello diverso?

Gli altri partiti, oltre al SPD, che potrebbero coalizzarsi con il CDU sono:
  • I liberali democratici (FDP);
  • Il partito dei verdi;
  • Il partito di sinistra (ex comunisti);
  • Il partito di destra;

Secondo le attuali previsioni l’FDP sembra destinato ad entrare nuovamente in Parlamento dopo il fallimento del 2013. Ciò potrebbe significare alcuni cambiamenti radicali, in quanto la politica dell’FDP è a sostegno delle imprese, e si pone come obiettivo principale quello di diminuire le tasse e il pubblico.

E’ scontato affermare che il quadro che uscirà dalle urne e la formazione del nuovo esecutivo sarà un importante market mover dell’autunno sui mercati finanziari, insieme alle prossime mosse della Banca centrale europea in tema di Quantitative Easing.

Gli investitori si aspettano importanti segnali di fiducia e stabilità tali da sostenere un consolidamento della ripresa economica e una comunione di intenti sulle politiche comuni da parte dei paesi europei, scongiurando forse definitivamente i venti antieuropeisti, già peraltro rimasti al palo nelle scorse elezioni francesi.

Filippo Giannini - TradingFacile.eu

14 settembre 2017

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