5 novembre 2011

G20 summit; esame in vista per la Grecia

Le grandi potenze riunite a Cannes per il G20 hanno tentato di mostrare un fronte unito contro la crisi del debito e il sussulto greco, che potrebbe innescare una “reazione a catena” per l’economia globale, esortando, al tempo stesso, l’Europa a risolvere i suoi problemi.



I capi di Stato e di governo dei principali paesi ricchi ed emergenti hanno ricevuto almeno due buone notizie: la prima dalla Banca centrale europea (BCE), che ha tagliato i tassi di interesse, ora all’1,25%, e rinvigorito i mercati depressi; la seconda da Atene, dove un governo di unità nazionale potrebbe emergere.









Di fronte alla crisi politica, oltre alla crisi finanziaria, l’opposizione di destra in Grecia ha chiesto la formazione di un governo di transizione per “garantire” il piano di salvataggio. La prospettiva di un gabinetto di unità nazionale sembra dunque delinearsi, anche se il destino di George Papandreou non è ancora chiaro. Il primo ministro ha anche sollevato la possibilità di abbandonare il referendum,questa nuova svolta in una tragedia greca che non smette mai di rimbalzare ha stimolato il dibattito a Cannes, principalmente focalizzata sulla crisi nella zona euro.


"L’aspetto più importante del nostro lavoro nei prossimi due giorni sarà per risolvere la crisi finanziaria in Europa”, ha detto il presidente USA Barack Obama, poco prima del vertice, sottolineando di aspettarsi ulteriori “dettagli” dagli Europei. L’incontro sulla Croisette dovrebbe consacrare il ritorno della fiducia, grazie al piano per porre fine alla crisi sviluppato la settimana scorsa dalla zona euro e alla prospettiva di un contributo dei paesi emergenti per fermare la crisi economica mondo. Questa bella impalcatura crollata Lunedì con l’annuncio a sorpresa del referendum greco.


Ma la pressione internazionale sulla Grecia, e la drammatica crisi politica del Paese, sembrano aver rimescolato le carte. Parigi e Berlino hanno lanciato un ultimatum Mercoledì sera ad Atene, chiamata ad esprimersi in un referendum, e decidere se vuole abbandonare la moneta unica o continuare a far parte di Eurolandia. Un’ ipotesi a lungo considerata tabù. Insieme con il FMI, l’UE ha tagliato i fondi alla Grecia: il pagamento della tranche da otto miliardi di euro, di cui Atene ha vitale bisogno per evitare il fallimento, è subordinato all’esito del referendum.



Le maggiori potenze emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si sono incontrate in mattinata per accordarsi, prima del vertice, e aumentare la loro influenza nel G20.
Pechino ha avvertito che il suo sostegno alla zona euro dipende solo dalla sua capacità di attuare il suo piano per porre fine alla crisi.


Il sostegno della Cina potrebbe ammontare fino a 100 miliardi di dollari, secondo quanto riferito da un alto funzionario della Banca centrale cinese, Li Daokui, ma a condizione di ottenere la prova dell’efficacia del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), la “barriera fuoco” creata per prevenire il diffondersi della crisi del debito in Italia e nell’intera economia globale.



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