19 giugno 2014

Carburanti: nuovi rialzi per l'oro nero

A livello mondiale i prezzi del greggio tornano a crescere, di rimando alla nuova ondata di violenza in Iraq ed all’attacco dei jihadisti, in marcia verso Baghdad. L’Agenzia Internazionale dell’Energia, in realtà, ha detto che non c’è una vera emergenza, ma se la situazione dovesse degenerare potrebbero esservi ripercussioni sulla produzione del Paese mediorientale, che conta per il 60% dell’output aggiuntivo previsto per il prossimo decennio. Il report mensile dell’Agenzia che ha sede a Parigi, intanto, ha segnalato un nuovo record della domanda quest’anno a 92,8 milioni di barili al giorno. Ciò sta tenendo i prezzi in tensione e si attendono nuovi aumenti nel corso dell’anno. L’ottava chiude così con il contratto di luglio sul light crude a 106,86 dollari al barile, con un incremento del 4,5% rispetto ai 102,66 USD della settimana precedente, dopo aver toccato un massimo a 106,95 dollari e rispetto ad un minimo di 102,62 USD.

Le consuete statistiche settimanali sulle scorte hanno evidenziato un nuovo calo degli stocks di greggio di 2,6 mln a 386,9 mbg. Tale livello risulta ora in calo di 6,9 mln rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente. Le scorte di benzine sono invece salite di 1,7 mln a 213,5 mbg. Questo ammontare risulta in calo di 8,1 mln rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente. Il prezzo medio delle benzine si è mosso al ribasso nella settimana al 9 giugno, con la verde che ha registrato un decremento di 1,6 cents, attestandosi a 367,4 cents, prezzo che risulta in rialzo di 1,9 cents rispetto all’anno scorso. I prezzi retail del diesel invece sono calati di 2,6 cents a 389,2 cents per gallone, evidenziando ora un aumento di 4,3 cents rispetto all’anno scorso.






A livello nazionale alla situazione in Irak, che ha già iniziato ad avere ripercussioni negative sul prezzo dell'oro nero, si aggiunge il braccio di ferro tra Russia e Ucraina, dal quale può scaturire una difficoltà di approvvigionamento di gas destinato al riscaldamento, ma anche all'autotrazione, con conseguenze difficili da prevedere. Ma che potrebbero portare a un drastico abbattimento dei vantaggi economici per chi ha scelto l'alimentazione bifuel, spinto anche dai recenti incentivi.

Torna quindi alla ribalta la disputa sul tema della doppia velocità, che l'Unione Petrolifera respinge al mittente, poiché i responsabili tengono a precisare che non è l'andamento delle quotazioni del costo di un barile di petrolio a influire direttamente sul prezzo alla pompa, ma i veri riferimenti arrivano dalle rilevazioni internazionali effettuate quotidianamente da agenzie specializzate. E le differenze rispetto alle nazioni confinanti con il nostro Paese derivano dalla tassazione superiore al 60 per cento e da una rete con troppi punti vendita. A peggiorare la situazione potrebbe anche contribuire il recupero del dollaro nel confronti dell'euro, che inesorabilmente influisce sul conteggio finale. Ecco allora che dopo un periodo di relativa stabilità, la tendenza dei prezzi nelle stazioni di rifornimento nell'ultima settimana è già partita al rialzo, ed è confermata anche per i prossimi dieci giorni.





A livello tecnico il greggio si assesta sui 106 dollari al barile, con un incremento del 4,5% rispetto ai 102,66 USD della settimana scorsa, dopo aver toccato un massimo a 106,95 dollari e rispetto ad un minimo di 102,62. La fase positiva che si sta manifestando nelle ultime settimane presenta una struttura ben solida e impostata al rialzo, anche se ci aspettiamo un nuovo confronto con l'area 110. Le attese sono per un consolidamento delle quotazioni in area 106, da manifestarsi nel medio periodo.







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