14 maggio 2015

Nonostante i deboli dati dagli Usa, la svendita dei titoli obbligazionari continua

A volte, i conti semplicemente non tornano.

Ieri, i dati principali sono stati un deludente calo nel tasso di crescita di T1 in Germania e la completa assenza di crescita delle vendite al dettaglio negli Usa per il mese di aprile. Quindi, perché i rendimenti dei titoli obbligazionari tedeschi a 10 anni sono aumentati di 5 punti e quelli statunitensi di 4?
 In particolare, con prezzi del petrolio inferiori. E perché i rendimenti Usa sono cresciuti quando le aspettative sul tasso dei Fed funds sono scese di 3 o 4 punti base? Al momento, i contratti future a breve termine sui Fed funds stanno mostrando l'aumento dei tassi meno atteso di sempre.

Eppure, sia negli Usa sia in Germania, le curve dei rendimenti stanno diventando più ripide, ossia forniscono un'indicazione di come il mercato creda che la crescita (o l'inflazione) aumenti nel lungo periodo. L'unica spiegazione valida che riusciamo a trovare vuole che gli investitori si attendono una crescita che resti debole nel breve periodo e, pertanto, si aspettano che la politica monetaria resti espansiva più a lungo. Ciò significa che i tassi continueranno a essere bassi per qualche tempo, ma le prospettive di lungo termine vanno verso un aumento. La spiegazione potrebbe, dunque, essere questa – in Germania, le pressioni deflazionistiche continuano a diminuire, il Portogallo è uscito dalla deflazione e l'indicatore delle aspettative di inflazione adottato dalla Bce, lo swap a 5 anni del tasso di inflazione futuro, è aumentato ai livelli più alti dal novembre scorso. USD continua a indebolirsi Nonostante il debole dato del Pil tedesco, il prodotto interno lordo di T1 dell'Eurozona è risultato in linea con le aspettative (e di gran lunga maggiore del Pil T1 degli Usa, che molti economisti si aspettavano rivisto al ribasso per mostrare un calo).


Dall'altra parte, come accennato, i dati Usa continuano a deludere e le aspettative sul tasso dei Fed funds vengono riviste al ribasso. La combinazione ha portato a un'altra giornata di deprezzamento del dollaro, che ha perso terreno rispetto a tutte le valute G10 e a gran parte delle divise dei paesi emergenti da noi seguite. In Nuova Zelanda, le vendite al dettaglio superano le aspettative. In Nuova Zelanda, le vendite al dettaglio hanno facilmente superato le stime di T1, con un aumento di volume del 2,7% su base trimestrale dall'1,7% di T3 nel 2014.



Tale sviluppo è stato più rapido di quanto previsto da ogni economista intervistato da Bloomberg. Inoltre, per la prima volta dal 2006, il volume delle vendite al dettaglio è aumentato in tutte le 15 categorie. La coppia NZD/USD si è, dunque, mossa notevolmente in rialzo, ma ha perso gran parte dei guadagni in un'ora. L'indice dei direttori agli acquisti (Pmi) del settore manifatturiero è sceso dal 54,5 al 51,8 di aprile, ma tale diminuzione ha avuto scarso impatto sulla valuta (il Pmi è stato pubblicato 15 minuti prima del dato sulle vendite al dettaglio). Il governatore della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) Wheeler, il quale ieri aveva affermato che la RBNZ vorrebbe osservare un più forte movimento al ribasso del tasso di cambio”, sarà, quindi, piuttosto deluso della reazione del mercato FX. Tuttavia, finché vi sono segnali di una crescita più debole in Nuova Zelanda o, meglio, di una crescita più forte negli Usa, pare che NZD debba rimanere più apprezzato di quanto la RBNZ vorrebbe.

I fatti del giorno Oggi, per quanto riguarda i dati economici, la giornata sarà molto tranquilla. Durante la sessione europea, non verranno, infatti, diffuse notizie di particolare importanza. Negli Usa, verranno pubblicati l'indice dei prezzi alla produzione per il mese di aprile e le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione per la settimana conclusasi il 9 maggio. Per quanto concerne gli speaker, il presidente della Bce, Mario Draghi, terrà una conferenza al Fmi e il vicegovernatore della Banca del Canada, Lynn Patterson, interverrà verso la conclusione della sessione statunitense.


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