31 ottobre 2017

[ Video analisi ] A Piazza Affari i tori riprendono fiducia

Il Ftsemib ha chiuso la settimana scorsa con il segno positivo, in rialzo del + 1.50%.




Da inizio anno il principale listino di Piazza Affari ha guadagnato il 18.5%, mostrando un ritrovato ottimismo da parte degli investitori verso i titoli del bel paese, nonostante tutte le vicissitudini legate ad un ripresa economica che ancora stenta a decollare e soprattutto tutte le vicende legate al comparto bancario.

Analizzando il grafico settimanale del Ftsemib abbiamo osservato la formazione di una candela resistiva di tipo Hanging man, che ha decretato la fine della fase correttiva iniziata dopo che i precedenti rialzi avevano spinto l’indice fino a 22.800 punti.

La correzione è terminata in area 22.000 punti, livello estremamente sensibile che avevamo già individuato come potenziale punto di rimbalzo nel corso dei precedenti appuntamenti, proprio perché con il precedente break al rialzo di tale livello avevamo osservato l’invalidazione del pattern ribassista Bearish Engulfing.



I rialzi di settimana scorsa hanno visto il mercato chiudere sui livelli da cui la correzione era partita, a dimostrazione che la pressione rialzista ha avuto la forza necessaria per annullare il break.

Ora il prossimo obiettivo di breve termine è chiaramente quota 24.000 punti, dove ci si aspetta che il mercato incontri importanti resistenze.

Tuttavia il canale rialzista all’interno del quale il prezzo si sta muovendo da inizio anno, sempre su time frame settimanale, mostra un range in contrazione, motivo per il quale ci aspettiamo un aumento di volatilità verso la fine dell’anno, che potrebbe alterare l’equilibrio in corso.

Nel medio temine osserviamo che al di sopra di 24.000 punti la prossima importante resistenza è posizionata a quota 28.000 punti, lasciando ampio margini ai rialzi; dal lato ribassista invece un supporto dinamico significativo è atteso a quota 21.000-20500.

Nel breve periodo monitoriamo invece il supporto posto a 22.000, il cui break al ribasso denoterebbe un aumento di debolezza.

30 ottobre 2017

Il PIL americano sostiene il prezzo del petrolio

Il prezzo del petrolio è in crescita da venerdì pomeriggio grazie ai dati positivi del PIL americano che hanno superato di molto le aspettative


Il prezzo del petrolio greggio ha compiuto venerdì un notevole balzo in avanti, dopo che i dati del PIL del terzo trimestre hanno superato le aspettative degli economisti.

L'output è cresciuto a un ritmo annuo del 3 per cento, battendo le previsioni su un più modesto aumento del 2,6 per cento.

A seguito della diffusione dei dati statunitensi (venerdì ore 13.30), il prezzo del petrolio WTI è salito da 52 dollari al barile fino a raggiungere un massimo di 54,17. In questo inizio di mattinata invece il greggio WTI viene scambiato intorno ai 54 dollari al barile.

Gli investitori attendono con ansia notizie sul fronte OPEC. I maggior produttori di greggio si riuniranno a Vienna il 30 Novembre, per decidere se prolungare o meno i tagli alla produzione petrolifera.

Se le sensazioni positive trapelate saranno confermate, avverrà un prolungamento dell’accordo. Questo potrebbe sostenere in maniera decisiva i prezzi del petrolio fino alla fine dell’anno.

Analisi tecnica


Analizzando il grafico del crude oil su time frame giornaliero, il trend è ora impostato dal lato rialzista, dopo la formazione di tre minimi decrescenti nel corso della prima metà dell’anno.

Il quadro tecnico suggerisce la possibilità che i prezzi possano raggiungere il prossimo importante livello di resistenza, posizionato in area 61,50 dollari al barile (massimi dal 2015).

25 ottobre 2017

Riunione BCE, Mario Draghi tiene in ansia i mercati

L'aspettativa per la riunione BCE di questa settimana è chiara: svelare il futuro del Quantitative Easing


Questo giovedì Mario Draghi, alla riunione BCE, annuncerà probabilmente la riduzione del Quantitative Easing avviato 3 anni fa. Questo è quanto si attendono gli analisti e ciò che si riflette sulle contrattazioni dei mercati finanziari ormai da giorni.

In base ad un sondaggio condotto da Bloomberg su 57 analisti, gli acquisti mensili saranno ridotti di 30 miliardi di dollari, rispetto agli attuali 60, ed estesi per altri 9 mesi. La riduzione del Qe si prolungherà quindi fino a settembre 2018.

L’obiettivo di Draghi, oltre a ridurre il Qe, sarà di evitare un “taper tantrum”, ossia un aumento dei rendimenti dei buoni del tesoro.

Un prolungamento eccessivo del Qe potrebbe infatti indurre gli investitori ad acquistare Bund, mettendo così sotto pressione i tassi decennali, che potrebbero scendere di -25 punti.

Anche se l’inflazione non ha raggiunto ancora il livello target, non si prevedono rialzi dei tassi d’interesse nel medio termine da parte della BCE. Secondo gli esperti un possibile aumento dei tassi avverrà nel 2019 o alla fine del 2018, quando il programma del Qe sarà terminato.

Gli investitori si aspettando quindi decisioni importanti dalla riunione di domani in tema di politica monetaria, anche se Mario Draghi ha lasciato spazio ad ulteriori annunci nella prossima riunione del 14 Dicembre.

In attesa delle decisioni della BCE l’euro in questi giorni sta sperimentando una chiara fase di compressione di volatilità.

Il cambio euro dollaro in questi primi tre giorni della settimana è rimasto intrappolato in un range ristretto compreso tra 1.1725 e 1.1790; proprio il supporto in area 1.1730 sembra in questo momento sorreggere le quotazioni.

Infatti un’eventuale rottura al ribasso di tale livello lascerebbe spazio a manovre ribassiste almeno fino a 1.1670, livello al di sotto del quale il mercato potrebbe subire una ulteriore e decisiva accelerazione, dato che il primo supporto significativo è situato in area 1.1450.

Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

24 ottobre 2017

[ Video analisi ] Ritmo alto a Wall Street, ma per quanto ancora?


Dall’analisi del time frame settimanale sull’S&P500 emerge chiaramente la forza del trend rialzista, capace di portare il mercato ad un +3,8% solo negli ultimi due mesi.



A livello grafico congiungendo i minimi settimanali degli ultimi due mesi si ottiene una trendline dalla pendenza piuttosto pronunciata, che pone più di un dubbio sulla tenuta del trend attuale di salita nel lungo periodo.

Non stiamo affermando che ci aspettiamo un’inversione della tendenza principale, ma bensì un rallentamento del trend attuale. L’analisi tecnica ci dice in generale maggiore è la pendenza di una trendline e minori sono le possibilità che essa tenga nel lungo periodo.

Per questo motivo l’idea operativa è di tracciare una trendline passante per i massimi della fase di salita primaverile, caratterizzata da un andamento decisamente più sostenibile, cercando occasione di acquisto qualora il mercato dovesse ritracciare andando a testare i livelli dinamici identificati da tale trendline.

Al livello attuale tale supporto dinamico si posiziona in area 2.535, ma proprio perché dinamico i valori sono destinati a modificarsi nel tempo.

Ripetiamo che attendiamo un ritracciamento del mercato non per cercare livelli di entrata dal lato delle vendite, bensì per cercare occasioni di acquisto più a buon mercato sui supporti, essendo il trend di fondo stabilmente rialzista

 Per ciò che riguarda gli obiettivi di salita, dall’analisi statistica un ragionevole target può essere posizionato in area 2.610 punti.



Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

18 ottobre 2017

Il punto sui principali mercati dopo le parole di Mario Draghi

Il presidente della BCE Mario Draghi questa mattina è intervenuto a Francoforte, facendo il punto della situazione sulle riforme strutturali dell’Euro zona. 


Secondo Draghi, anche le agevolazioni fiscali rafforzano l’efficacia delle riforme strutturali. L’esempio calzante è stata la riforma del jobs act attuata in italia nel 2015, che ha fatto aumentare il livello d’occupazione di quasi mezzo milione di persone.

Ha poi sottolineato che le sole economie flessibili sono in grado di far fronte, in maniera piuttosto sostenuta, alla crisi e di uscirne senza troppe difficoltà. Inoltre le riforme per essere efficaci devono tener conto di equità ed efficienza.

Dopo il discorso di draghi l’euro ha perso immediatamente terreno, cedendo in questo momento lo 0.2% nei confronti del dollaro a quota 1.1740.

n settimana sono anche attese nuove notizie sul fronte Catalano, la rivendicazione d’indipendenza della Catalogna dalla Spagna incombe e si dovrà presto decidere il futuro del paese.

Per ciò che riguarda le aspettative nei confronti del dollaro, gli operatori continuano a speculare su chi sarà il prossimo presidente della Federal Reserve; la scelta di Donald Trump sarà svelata il 3 novembre, prima di partire per un viaggio di 11 giorni in Asia e Hawaii.

Dopo le parole di martedì dei responsabili politici della Bank of England, tra cui il governatore Mark Carney, gli investitori hanno messo in discussione l'impegno della stessa di aumentare i tassi di interesse; la sterlina si è mossa in calo nelle ultime sessioni ed è scambiata in questo momento in area 1.3170 contro il dollaro, cedendo da inizio settimana lo 0.9%.

Il prezzo del petrolio è invece in risalita, attestandosi sui massimi delle ultime 3 settimane, in area 52 dollari al barile; oggi alle 16.30 sono attesi i dati sulle scorte di greggio.

Di seguito i prossimi eventi più importanti della settimana:

• Il presidente della Fed di New York Bill Dudley e il presidente della Fed dei Dallas, Robert Kaplan, parleranno questo pomeriggio.

• Giovedì la Cina pubblica i dati sul PIL, la produzione industriale e le vendite al dettaglio; nello stesso giorno l’Australia pubblicherà i dati sull’occupazione.

• Per venerdì sono attesi i dati canadesi sull’inflazione.

• Sabato la presidente della Fed Yellen parlerà a Washington all’Herbert Stein Memorial Lecture.

Filippo Giannini - Tradingfacile.eu

17 ottobre 2017

[Video analisi] Europa tra supporti e resistenze


In studio Filippo Giannini di TradingFacile analizza la situazione attuale dei principali indici europei, in una fase caratterizzata dalla bassa volatilità.


16 ottobre 2017

Le tensioni asiatiche spingono in alto il prezzo del petrolio

Nella notte i soldati Iracheni hanno assunto il controllo della città petrolifera di Kirkuk.

Le tensioni asiatiche spingono in alto il prezzo del petrolio in questo inizio di settimana.

In particolare in Iraq, il secondo produttore di greggio più grande dell'OPEC, l'esercito nazionale ha preso il controllo del distretto industriale di Kirkuk e della raffinerie petrolifere.

Il governo centrale non ha infatti alcuna intenzione di rinunciare ad un sito strategico come quello di Kirkuk, un città dominata dal popolo kurdo che nello scorso mese di settembre ha votato per veder riconosciuta la propria indipendenza.

Le aree controllate dalla kurda dell'Iraq sono tra le più produttive del paese e contengono la gran parte delle infrastrutture energetiche.

Le tensioni in atto hanno il solo ed esplicito fine di ottenere il possesso dei giacimenti petroliferi, senza altre motivazioni politiche o economiche; per questo motivo non si prospetta una soluzione alla vicenda in tempi brevi, aumentando le possibilità di assistere ad un escalation delle quotazioni dell’oro nero.

Questa non è questa però l’unica ragione che ha sostenuto il prezzo del petrolio in questa mattinata; anche la vicenda delle possibili sanzioni statunitensi all'Iran ha giocato un ruolo significativo. Venerdì scorso infatti il presidente degli Stati Uniti Trump si è rifiutato di certificare formalmente il rispetto dell’accordo sul nucleare da parte di Teheran, in vigore dal 2015.

Va ricordato che durante il precedente ciclo di sanzioni contro l'Iran, erano state tagliate le forniture di greggio di circa 1 milione di barili al giorno.


Analisi tecnica



Analizzando il grafico del crude oil su time frame giornaliero, il trend è ora impostato dal lato rialzista, dopo la formazione di tre minimi decrescenti nel corso della prima metà dell’anno.

Il quadro tecnico suggerisce la possibilità che i prezzi possano raggiungere il prossimo importante livello di resistenza, posizionato in area 61,50 dollari al barile (massimi dal 2015).

Filippo Giannini - TradingFacile.eu

12 ottobre 2017

Fed verso il rialzo dei tassi, non senza perplessità



Nella serata di ieri la pubblicazione dei verbali della Fed, relativi alla riunione di settembre, ha messo in evidenza tutte le preoccupazioni dei membri riguardo il basso livello d’inflazione.

Le ragioni che stanno impendendo all’inflazione di riportarsi verso il tanto auspicato target del 2% potrebbero infatti essere dovute a tendenze di lungo termine.

Il tema attuale all’interno della banca centrale degli Stati Uniti è quindi di decidere se continuare a vincolare i prossimi rialzi dei tassi all’andamento dell’inflazione, o se procedere in ogni caso con la stretta monetaria, confidando in una normalizzazione dell’inflazione sul lungo periodo.

Alcuni membri hanno dichiarato che la loro volontà di agire con gli adeguamenti di politica monetaria dipenderà dai dati economici in entrata. Prima di procedere all’aumento dei tassi si dovrà capire attentamente il motivo per cui l’inflazione sia ancora rimasta al di sotto del target previsto.

Charles Evans, presidente della Federal Reserve Bank di Chicago, è tra gli scettici. "Nei prossimi giorni ci sarà spazio per una discussione più attenta se quest’anno sia il momento giusto per aumentare ancora i tassi”.

Nel suo discorso del mese scorso, Janet Yellen aveva attribuito la responsabilità del basso livello inflazionistico a diversi fattori, tra i quali i recenti uragani che hanno flagellato l’America, il sempre più crescente shopping online e il basso livello dei salari medi.

Stando però a quanto scritto sui verbali, la Fed ha tuttavia volontà di alzare i tassi d’interesse ancora una volta quest’anno.

Gli investitori si attendono che la Banca Centrale Statunitense aspetterà nell’aumentare il proprio tasso di riferimento almeno fino alla sua riunione di fine anno, prevista a dicembre.

Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

10 ottobre 2017

Indipendenza della Catalunya, come reagiranno i mercati?

Atteso questa sera il discorso del presidente Carles Puigdemont al parlamento della Catalunya


Questa sera Carles Puigdemont potrebbe dichiarare, con effetto immediato o differito, l’indipendenza della Catalunya. La reazione del governo spagnolo potrebbe però essere forte e immediata.

Il presidente Catalano rischia infatti 25 anni di carcere qualora dichiarasse unilateralmente l’indipendenza del proprio paese. A conferma, oggi da Bruxelles, il ministro dell’economia spagnolo ha accusato il governo catalano di ribellione contro lo stato di diritto.

La sindaca di Barcellona spinge per un accordo con Madrid al fine di evitare scontri e rappresaglie. La dichiarazione di indipendenza differita potrebbe essere una saggia decisione per prendere tempo e formulare un accordo tra le parti.

Anche l’Ue ha ribadito la sua richiesta di dialogo fra le parti spagnole. "Chiediamo a tutte le parti di avere un confronto il prima possibile e avviare il dialogo, la violenza non può mai essere uno strumento politico".

Cosa devono aspettarsi i mercati? 


Il discorso di Carles Puigdemont si terrà alle ore 18:00, orario nel quale molti mercati Europei saranno già chiusi; qualsiasi dichiarazione di rilievo come una possibile dichiarazione di indipendenza si rifletterà automaticamente alla riapertura nella giornata di domani.

Madrid ha fatto sapere con chiarezza che, qualora venisse dichiarata l’indipendenza unilaterale della Catalunya, loro saranno pronti ad agire con la forza per far rispettare la legge e la democrazia.

Al momento non è chiaro quale sarà l’impatto dei possibili scontri e delle tensioni politiche spagnole sui mercati finanziari; ciò di cui va preso atto è che il mercato in questa fase sta quasi totalmente ignorando le questioni riguardanti le tensioni geopolitiche, in primis la crisi Usa-Corea del Nord.

L’indice spagnolo IBEX resta comunque il primo mercato che potrebbe subire dei contraccolpi, mentre per ciò che riguarda il mercato Forex andrà monitorato l’andamento del cambio ambio euro/dollaro, alle prese in queste sessioni con un rally rialzista dopo i recenti cali.

Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

[ Video analisi] Euro: il quadro operativo nel breve termine


Analizzando la situazione attuale sul cross euro-dollaro, a livello grafico osserviamo la formazione di un pattern rialzista basato sulle onde di Wolfe sul grafico a 4 ore.

Benché il quadro generale determini una maggior debolezza per la divisa europea, la situazione attuale aumenta le probabilità di osservare in queste sedute un apprezzamento dell’euro, sia pur nel breve termine.

Il target identificato dal setup è dinamico e coincide con il raggiungimento da parte del prezzo della trendline rialzista (come mostrato in figura); sulla base della proiezione prezzo-tempo può essere ragionevolmente collocato in area 1.1840-1.1850.

Lo stop è posizionato qualche tick al di sotto del minimo del punto 5, a quota 1.1665.



Analisi, studio e grafici a cura di Filippo Giannini di trading Facile.eu

6 ottobre 2017

USA: l’occupazione non agricola scende nel mese di Settembre

Le cifre mostrano che l’occupazione USA frena bruscamente e per la prima volta  dal 2011 fa registrare un valore negativo.


I dati ufficiali provenienti dagli Sati Uniti sul numero delle nuove buste paga del settore non agricolo hanno mostrato che l'economia statunitense è scesa di 33.000 posti di lavoro nel mese di settembre. Nello scorso agosto, l’occupazione non agricola era invece cresciuta di ben 169.000 unità.

Nonostante la serie di uragani che hanno colpito la Florida e il Texas, gli economisti avevano previsto 90.000 nuovi posti di lavoro.

Un dato così negativo non si registrava dal lontano 2011, ma evidentemente gli effetti causati dagli uragani Irma e Harvey sono stati sottostimati dagli analisti. Le diffuse inondazioni e interruzioni di energia elettrica hanno messo in difficoltà moltissime aziende e hanno interessato il 10% della popolazione USA.

Ci sono state però alcune buone notizie: la disoccupazione è scesa al 4,2%, il suo livello più basso in 16 anni, contro il 4,4% previsto, mentre i salari orari medi sono aumentati dello 0,5%.


Il dollaro


Nonostante i dati non esaltanti, il Dollar Index si è mosso al rialzo a seguito della pubblicazione dei dati, in linea con il resto della sessione, segnando un +0.22%.

Più modesto il guadagno registrato dal dollaro nei confronti dell’euro, in questi minuti perde lo 0.15%.

Apertura in ribasso invece per Wall Street, che in questo momento cede lo 0.2% in una settimana che ha visto l’indice americano segnare nuovi massimi storici oltre i 2.550 punti.

Infine la ritrovata propensione al rischio da parte degli investitori trova riscontro nelle quotazioni dell’Oro, scambiato attualmente in area 1.260 dollari l’oncia. Da inizio Settembre il principale bene rifugio ha perso oltre il 4.5% del proprio valore.

Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

5 ottobre 2017

L'Euro tenta il rimbalzo?


Dopo i massimi recenti oltre area 1.20 (livelli che non venivano toccati da gennaio 2015), l’euro sta ora gradatamente perdendo terreno nei confronti del dollaro, con gli scambi attuali che si attestano in area 1.1770.

La discesa del mese di settembre è stata caratterizzata dalla formazione di un modello testa e spalle, ben visibile su un grafico a quattro ore. La discesa si è arrestata in area 1.1750, livello che nel mese di agosto aveva respinto le vendite sull’euro, come è possibile osservare dalle ombre molto pronunciate delle candele giornaliere tra il 9 e il 17 agosto.

È possibile ora assistere ad un rally tale da spingere il prezzo fino ai livelli di 1.1880, ossia sulla neckline del modello testa e spalle o addirittura 1.1930, livello dove molto probabilmente si osserverebbero nuove vendite qualora testato.

In tale contesto va privilegiata l’operatività dal lato short, con i prossimi target che vanno ricercati in area 1.1620, 1.15 e 1.1380.

3 ottobre 2017

Le criptovalute sempre più volatili. Bitcoin ed Ethereum in forte calo dopo i massimi di ieri

Dopo essersi riportato nella giornata di ieri presso i massimi delle ultime cinque settimane, il Bitcoin in questo martedì viene scambiato in area 4280 dollari; in calo di circa il 2.50 %.

Il cambio Ethereum/Dollaro scende invece a 290.52, in calo di circa il 2.13%.


Un mercato ad alta volatilità. Anche la Corea del Sud mette al bando le ICO


Anche in questo inizio di Ottobre le criptovalute si confermano molto volatili. Il Bitcoin crolla di circa 270 dollari nella giornata odierna, dopo aver raggiunto i massimi ieri, a seguito della notizia che la Svizzera permetterà alla banca di investimenti Leonteq di scambiare Bitcoin sulla borsa elvetica.

Mentre le operazioni dei trader, su queste criptovalute, diventano sempre più elevate grazie all’alta volatilità che caratterizza questo mercato, molti paesi si stanno tutelando e stanno mettendo al bando le monete virtuali.

Qualche giorno fa anche la Corea del Sud, come la Cina, ha annunciato il divieto di ogni tipo di Inital Coin Offering (ICO); ovvero raccolte di fondi con moneta virtuale.


Scoperto un mining di Monero


Il crescente valore di Bitcoin ed Ethereum ha spinto nell’ultimo periodo molti hacker a creare dei malware, con lo scopo di installare un miner sui pc degli utenti e riuscire così a generare criptovalute.

Oltre alle già note Bitcoin ed Ethereum, molte altre monete virtuali sono state generate e si stanno affermando a livello mondiale, tra cui Monero, Dash e Zcahs.

Proprio per questo motivo il mining di criptovalute è un'attività in crescita a livello mondiale, tanto che recentemente è stato trovato uno script, noto con il nome di Coin-Hive, all’interno del famoso sito torrent The Pirate Bay, che sfruttando la CPU dei pc dei visitatori del sito riusciva a generare Monero.


Analisi tecnica

Resta sempre molto difficile fare una previsione di lungo termine sulle criptovalute alla luce degli attuali scenari.

Attualmente, dopo la fase correttiva seguita ai massimi storici di inizio settembre a quota 4.980, il mercato sta ritrovando slancio, come dimostrano gli attuali scambi sopra ad area 4.275, livello il cui break al ribasso aveva offerto occasione di vendita nel corso dell’ultimo mese.

Nella fase attuale non si hanno indicazioni di un’inversione del trend di fondo, che rimane pertanto rialzista.

Filippo Giannini - www.tradingfacile.eu

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